Biografia

Incoronazione di Elisabetta II a Westminster, 2 giugno1953, la rivista francese Radar invia a Londra la propria équipe per il servizio. L’illustratore è Rino Ferrari che firmerà le due pagine di copertina del n. 220. Ferrari ha ottenuto di schizzare anche i gioielli della corona che indosserà la principessa. In quel momento Ferrari è nel pieno della sua carriera di illustratore, ha già lavorato in Italia a Cinecittà come ritrattista, ha illustrato il Marc’Aurelio, Tribuna Illustrata e soprattutto La Domenica del Corriere. Nel 1942 sposa Giulia Somenzi, che lo segue e supporta in tutto il suo percorso artistico. Nel 1947 Ferrari parte dall’Italia con l’idea di andare in America, in realtà dopo avere visitato Parigi, il Louvre, Londra, Bruxelles, Bruges… si ferma in Francia fino al 1986. Sarà un innovatore nelle illustrazioni dei rotocalchi con i suoi disegni a “lavaggio” e nell’impaginazione. Le sue illustrazioni rivelano infatti una esperienza nella progettazione e una perfezione di esecuzione che catturano lo sguardo. C’è fascino e forza, una padronanza totale dell’anatomia e un dato di realtà unico. Si è formato a Brera, ha avuto come maestri Wildt e Messina. La sua meticolosità lo costringe ad una accurata documentazione nella quale è assistito costantemente dalla moglie Giulia. La passione profonda però è rivolta a scultura e pittura, è lui stesso in diverse interviste a spiegare come il lavoro di illustratore sia stato il trampolino propedeutico per la sua vera arte mai abbandonata. Diverse le sculture nelle quali si riconosce la grande abilità, la vasta conoscenza e base culturale. Sono degli anni Sessanta le tavole dedicate all’Inferno della Divina Commedia di Dante (create fra 1964 e il 1967) quattro grandi illustrazioni dipinte con la lente e un pennello più fine di una piuma. Diversi artisti si sono cimentati nell’impresa, ma l’interpretazione di Ferrari è innovativa e del tutto personale: una visione d’insieme, dall’alto, come volando sopra i gironi dei dannati. È Dino Buzzati nel 1966 a presentare la mostra di Milano sul Corriere, ed è lui a dare questa definizione di ‘visione aerea’ dei gironi infernali:” …Finora le illustrazioni anche insigni della Divina Commedia sono sempre state episodiche. Rino Ferrari si propone di darcene una visione complessiva e simultanea… La bravura artigiana gli consente di portare un disegno a una precisione descrittiva addirittura parossistica…. E’ attratto dalle storie fantastiche, dai mostri, dagli esseri strani e misteriosi… Mondo che gli è consentito appunto dalla rara abilità. Per raccontare cose fantastiche non ci vuole infatti un linguaggio fantastico bensì un linguaggio di estrema concretezza”. Lavora su grandi opere delle quali lui stesso ha subito il fascino, la Divina Commedia, appunto, per la quale dipinge le tavole dell’Inferno e i Sette Vizi Capitali, la Bibbia, alla quale dedica dipinti come l’Apocalisse, Gli Eremiti, Il Pane, La Voce nel Deserto…; La Légende des Siècles di Victor Hugo. Per queste opere non solo dipinge, ma crea delle medaglie dove trasporta le sue abilità di scultore. Marcel Brion, eminente storico dell’arte e membro de l’Académie Française, in una lettera a Rino Ferrari del 1968, esprime il proprio dispiacere per non avere conosciuto prima il suo lavoro, e in particolare mentre preparava il libro dedicato all’Art Fantastique: “Vi avreste trovato − scrive − il posto che merita il vostro talento e io spero di inserirvi degnamente nelle prossime edizioni”. Il lavoro di Ferrari continua con Lourdes, il Cantico delle creature, Bernadette, La Passione, La vita di Gesù. Non dimentica nemmeno le radici, la sua terra, dedicando dipinti e medaglie a cremonesi illustri come Monteverdi, Ponchielli e Stradivari. I suoi interessi sono infiniti e il lavoro pare non stancarlo mai: i cavalli sono animali che l’hanno affascinato sempre e lo si vede dalle sculture, dagli acquerelli, dalle tante opere a loro dedicate, esposte alla Fiera dei Cavalli di Verona e di Cremona nel 1983. L’ultima grande opera di illustrazione è La vita di Gesù. Nel giugno del 1986 lascia Parigi per tornare a Paderno Ponchielli, a casa, ma è proprio l’ultimo viaggio.
Muore a Cremona il 15 luglio dello stesso anno.
(Rino Ferrari, a cura di Renzo Biasion, Giorgio Mondadori & associati, Milano 1990;
Medaglisti contemporanei Rino Ferrari, a cura di G.Fenti, Cremona 1994)

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