Critica

“Per raccontare cose fantastiche non ci vuole un linguaggio fantastico bensì un linguaggio di estrema concretezza. Così Rino Ferrari, pur facendoci vedere l’Inferno dall’alto, ha potuto darcene anche i minimi particolari resi con una microperfezione fenomenale. Pur curando il particolare allo spasimo, il pittore ha voluto soprattutto la grandiosità di panorama e di atmosfera”
Dino Buzzati per il Corriere d’informazione 1966

“Microscopio e telescopio, l’occhio di Ferrari vede l’infimo altrettanto lucidamente che l’infinito; “accomoda” con un’agilità vertiginosa e si culla nella terza dimensione come nel dettaglio istantaneo.”
Gilbert Cesbron – Tratto dalla presentazione alla mostra “L’Apocalisse di San Giovanni” Galleria Weil – Parigi 1969

“RINO FERRARI Pittore del fantastico[…] Nelle tele di Rino Ferrari è la precisione accordata al reale che lo fa oscillare “dall’altro lato”. Come se non ci fosse distinzione fra l’osservatore e il visionario. […] L’attraversamento dello specchio si realizza qui a partire del più semplice oggetto. È allora che l’eccesso di reale sfocia nel “surreale”. […] Nessuna fantasia gratuita o artificiosa nelle sue tele. […] Realismo fantastico, a condizione che si dia a questa espressione il suo senso più vasto, a livello di questo “Fantastico” che sommerge tutto, cosciente e incosciente, allorquando si accede alla Realtà Totale e ci si sprofonda nei suoi confini. Il verismo allucinatorio di Rino Ferrari ci indica una via dove l’immaginario non si trova più staccato dal concreto, ma al contrario ne è avvinto e penetra nelle stesse strutture della Vita.”
Roger Otahi – Parigi 1969

“Se Ferrari ha illustri predecessori […] è tuttavia l’unico artista che, invece di descrivere in successione gli episodi dell’Inferno, traccia in quattro panoramiche l’itinerario seguito dai due poeti. I suoi disegni a inchiostro formano una topografia del regno dei morti.[…] Ferrari manipola e modella la distesa come una materia duttile. Moltiplica gli angoli di visuale. Offre così una visione completa dello spettacolo che si presenta allo spettatore.”
Waldemar George – critico d’arte. Tratto dalla presentazione alla mostra “Omaggio a Dante” Galleria Weil – Parigi 1967

“RINO FERRARI Pittore fantastico[…] Rino Ferrari si inserisce nella confraternita dei «pittori fantastici di oggi» che riunisce Tanguy, Magritte, Dalì, Fuchs, Fini, Delvaux, ecc. con una brillante immaginazione appoggiata su questa nozione coerente della realtà materiale che racchiude l’immagine in una solida tridimensionalità. Fedele a questa obiettività scrupolosa dalla quale un italiano non si allontana quasi mai, traduce in termini di verità sensibile, sensoriale, anche ciò che, per definizione, parrebbe sfuggire alla verifica dei sensi.”
Marcel Brion, Accademico di Francia, 28 novembre 1968

“In Rino Ferrari, come nel suo orientamento spirituale e nella sua tecnica, si scoprono i segni di un emergere di moduli pittorici di quella sete di quintessenze simboliche che […] il novecento ha ereditato dal simbolismo ottocentesco.
Mario Muner, da “L’Italia”, 24 agosto 1963

“Voi sapete come amo e ammiro il vostro talento e particolarmente la vostra magistrale interpretazione della Divina Commedia. Perché voi sapete perfettamente, come pittore e disegnatore, accordare l’immaginazione visionaria alla realtà esatta delle forme del visibile.”
Marcel Brion, Accademico di Francia, lettera a R.F del 19 gennaio 1970

“Nel proposito e nella realizzazione non c’è nulla di simile ad una illustrazione libresca…. Più ambiziosamente il progetto di Ferrari consiste nel tracciare quasi la carta geografica seguendo molto da vicino l’itinerario dell’egregio Fiorentino”
Juan Antonio Gaya Nuno storico e critico d’arte spagnolo in occasione della mostra a Madrid nel 1966 delle tavole dantesche

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