Illustrazioni

Nel 1942 Rino Ferrari è a Roma e lavora per diversi giornali − il Marc’Aurelio, La Tribuna Illustrata − e collabora già con La Domenica del Corriere di Milano. Nel suo lavoro ci sono una maestria e una esperienza di progettazione che catturano la vista. Il lavoro di illustratore, a cui Rino Ferrari attribuisce il compito di preparazione all’attività pittorica, è stato fonte di acquarelli meravigliosi e di affinamento di una tecnica che tutta la critica gli ha riconosciuto. Sarà un innovatore nelle illustrazioni con disegno a inchiostro sfumato e nell’impaginazione.
Le sue illustrazioni rivelano infatti una esperienza nella progettazione e una perfezione di esecuzione che catturano lo sguardo. C’è fascino e forza, una padronanza totale dell’anatomia e un dato di realtà unico. Si è formato a Brera, ha avuto come maestri Wildt e Messina. La sua meticolosità lo costringe ad una accurata documentazione nella quale è supportato costantemente dalla moglie Giulia. Dopo Radar sono il settimanale Lui e il femminile Nous Deux, per il quale illustra anche racconti per bambini come “Pollicino”. Le favole per i bambini continuerà a illustrarle anche per le Edizioni Fabbri, e saranno preparate con la stessa cura, minuzia e grazia.

La Domenica del Corriere, La Tribuna Illustrata, Radar e altri

A partire dal 1938 Rino Ferrari collabora al giornale satirico Marc’Aurelio e a La Tribuna Illustrata, dove è assunto come secondo disegnatore negli anni 1942 e 1943. Nel 1945 inizia la collaborazione con La Domenica del Corriere, dove sostituirà per un breve periodo il disegnatore principale Walter Molino, collaborazione che continuerà almeno fino al 1959.
Le sue illustrazioni mostrano una perfetta padronanza del disegno, una conoscenza dell’anatomia e una capacità straordinaria di rendere il movimento e la drammaticità della scena.
Nel 1949 è a Parigi ed è il disegnatore principale del settimanale Radar ed è per questa redazione che ritrae l’incoronazione, nel 1953, di Elisabetta II a Westminster. È inviato nei tribunali, dove non erano ammessi i fotografi, per ritrarre imputati e giudici con maestria, cogliendo la drammaticità della scena.
Nei dieci anni di collaborazione con Radar, oltre alla prima pagina, Ferrari illustra anche i romanzi pubblicati all’interno della rivista. Si tratta di romanzi storici per i quali è necessaria una meticolosa documentazione affinché la scena sia, come nel suo stile, perfetta. Dopo Radar sono il settimanale Lui e il femminile Nous Deux, dell’editore Cino Del Duca. E poi fumetti, moltissimi, per le edizioni Imperia.

Fiabe

Un’intera collana delle fiabe più classiche è pubblicata nel 1966 da Cino del Duca e illustrata da Rino Ferrari: “Il gatto con gli stivali”, “Alice nel paese delle meraviglie”, “La lampada di Aladino”, ecc. “A parte gli accurati studi e l’approfondita ricerca sugli elementi di costume, è rilevante l’apertura degli spazi e, soprattutto, la caratteristica dei movimenti: i personaggi sono animati secondo cadenze originali, cui non è estraneo un estroso tipo di visione cinematografica. I rapporti dinamici con le figure sono ogni volta inventati con genialità e si ammirano ancor più della estenuata finezza del disegno.” (Elda Fezzi)
Le fiabe, firmate con lo pseudonimo Ferri, saranno preparate con la stessa cura, minuzia e grazia per essere pubblicate da Fabbri Editori in edizioni sonore, accompagnate cioè dal racconto inciso su dischi e successivamente su cassette.

La Légende des Siècles

Nel 1975, in occasione dei 90 anni dalla morte di Victor Hugo, l’editore Editions Arts et Couleurs di Montecarlo pubblica “La Légende des Siècles” in un’edizione d’arte le cui 70 illustrazioni sono realizzate da Rino Ferrari.
“La fantasia di Victor Hugo non poteva trovare un’interpretazione migliore da parte dell’illustratore italiano che, immersosi nelle portentose selezioni di segni e di ombre, di colori e di luci offerte dallo scrittore francese, ha saputo concepirne altre che, per la loro ricchezza e varietà, inducono a pensare alle scelte del più indiavolato mosaicista – o, egualmente, ad una musica tartiniana costretta a una manifestazione figurativa” (Mario Muner)
“Un interrogativo sul destino, sull’evoluzione dell’umanità che non sarà tradurre una giustapposizione di aneddoti, tutti accademici come nei manuali dell’Histoire. Perché, attraverso cime e baratri che formano queste opere vertiginose, quello che Rino Ferrari cerca di afferrare non è altro che il senso nascosto, il significato intrinseco degli avvenimenti talmente assurdi in apparenza, dell’avventura della coscienza”. (Roger Otahi, 1972)

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